Quando nasce il turismo in Romagna?

Quando è nato il turismo in Riviera Romagnola?

Geograficamente la riviera romagnola inizia a nord di Ravenna e finisce intorno a Cattolica. Già dal Settecento questo tratto si distinse per una presenza turistica, sia pur modesta. Era infatti nata nel nord Europa la pratica di bagni marini con finalità terapeutiche, poi diffusasi nelle coste toscane. È il 30 Luglio 1843 la data in cui va fatto coincidere l’inizio ufficiale del turismo romagnolo. Quel giorno, dopo la messa e la visita al Tempio Malatestiano, il legato pontificio in persona ed il vescovo di Rimini inaugurarono alla presenza delle autorità e del popolo il primo lido riminese denominato Stabilimento Bagni, voluto dai conti Ruggero Baldini, Alessandro Baldini e dal medico Claudio Tintori.
È a Rimini che spetta il ruolo di apripista turistica in Romagna.
Nel 1868 il Comune di Rimini acquista lo Stabilimento Bagni, che pochi anni più tardi venne demolito per dar vita all’assai più celebre stabilimento “Kursaal” (nome molto mitteleuropeo che significa “sala di cura”). Questa seconda costruzione era molto più ampia e di lusso. Verrà inaugurata il 1° Luglio 1873.

Dopo Rimini fu la volta di Cervia, che realizzò una zona balneare nel 1911. Straordinaria anche la storia di Milano Marittima, la quale prese vita dalla volontà della borghesia milanese di avere uno “sbocco” sul mare in cui godersi una città giardino. La pineta a ridosso di Cervia era il posto giusto per questo progetto all’avanguardia.

Riccione il turismo balneare inizia ad animarsi intorno agli anni “30. Partì in quel momento il volano che portò la località a costellarsi di hotel, pensioni, case vacanza. È in questo periodo che esplode il turismo di massa e la Romagna viene scelta da numeri sempre più alti di turisti.

Ma presto arriva la Prima Guerra Mondiale e con essa un grande stop a quest’epoca.
Il fascismo, infatti, giocò un ruolo centrale nel mutamento della riviera poiché favorì la nascita della media borghesia, la “classe media”, che finì per prendere il posto degli aristocratici nel turismo romagnolo.

Sulla romagnolità del duce si è scritto forse non abbastanza, ma va detto che il suo trascorrere le vacanze in riviera, a Riccione, dove aveva una villa, contribuì in maniera decisiva al rilancio della località e dell’intera riviera.
Se già fra le 2 guerre si era assistito al fenomeno della cementificazione, la ricostruzione della riviera nel Dopoguerra dimostra ancora una volta la solerzia dei romagnoli. Nel 1945 infatti, con città bombardate, strade distrutte e ponti minati, iniziano a ritornare turisti e trovano già quell’accoglienza che i romagnoli riservano per i loro ospiti.
Due anni dopo, nel 1947, i numeri delle presenze sono gli stessi dell’anteguerra. Tutti gli anni ‘50 sono anni di ricostruzione, costruzione e crescita.
Ma sono gli anni ‘60 quelli del vero boom che seguì: il boom economico italiano.
In quegli anni la costa romagnola arrivò ad avere 3000 alberghi, 210 colonie, 8000 ville, 11 campeggi, 1.500 tende, 1000 cabine e chissà quante migliaia di ombrelloni.
Sono questi numeri la base per la costruzione della fama che ha reso celebre la Riviera.